ALTO E LA GLORIA DELLA NATURA

         C’è un flusso costante di poesia nei quadri di Alto, al punto di stabilire in certi momenti una sorta di confronto, di scommessa e di gara. Direi che l’artista vive soprattutto di questo che è poi e prima di tutto l’ansia della creazione e della restituzione. Ma da dove gli nasce questo bisogno di evasione e di ritorno alle origini? Nasce dalla vita stessa, dalla costrizione delle regole in cui ci chiude l’esistenza. Non per nulla le sue memorie hanno sempre un punto di partenza comune: la porta, la finestra, il poggiolo.

         Da qui, l’insorgere di quella lotta, di quella prima passione che lo porta a rimettersi tutte le volte in cammino, quando Alto torna in Puglia, nei grandi paesaggi, dentro il recinto delle architetture tradizionali per liberarsi ma anche per trovare un equilibro più stabile fra memoria e esistenza.

         Si aggiunga che quando questi ritorni suonano a festa, l’artista non     può  trattenersi dal gridare la sua gioia cedendo interamente il suo gusto e la sua ricerca al mondo delle prime scoperte e dei primi abbandoni: perché il regime dell’abbandono mi sembra dominante, così come è capitale per lui risentire le voci e i colori della sua prima età.

         Da notare, ancora, che quando Alto ristabilisce il contatto con il mondo delle madri, con la terra del suo sangue, non riesce a dimenticare i nuovi anni e le nuove esperienze fatte nella grande città ma direi che è una seconda memoria attiva: il mutamento di vita gli ha consentito di sentire meglio e in profondità l’amaro e il dolce delle sue radici. Tuttavia il confronto si risolve in gloria; la porta, la finestra, il poggiolo stanno, sì, a documentare i tempi nuovi della sua vita ma sono tutti simboli attivi, termini di paragone, anche se alla fine il trionfo delle piante, del sole, della terra ha il sopravvento.

         In questo modo, il suo canto non obbedisce mai al criterio dello sforzo e della fatica; per Alto i frutti restano sempre a portata di mano e conservano tutto il loro vigore espressivo.

         Non mi stanco di mettere l’accento sul dato della gloria, del ringraziamento.

Alto mentre si libera di tutti gli ostacoli trova il modo di rendere grazie al suo Dio naturale e alla sua forza vitale; ma fa tutto questo senza strumenti retorici, senza eccessi o abusi. Vogliamo dire che l’arte della pittura non lo ha portato a insistere su quelli che sono i suoi mezzi e quindi i suoi progressi. La capacità di resa, al contrario si nota lungo il suo cammino: è la capacità di non tradire la sua prima natura, quel senso spontaneo di poesia. A riprova di ciò, si veda con quanta autonomia e libertà si muove tra i suoi oggetti e i suoi simboli. Lo spettatore è colto tutte le volte da un senso di meraviglia, dalla stessa grazia che ha spinto Alto a riproporre nella rete delle immagini la sua passione.

Non corre verso l’illusoria speranza di fare meglio ripetendosi, no, lo spinge soltanto il bisogno - ogni volta che gli è concesso - di rendere grazie alle cose che lo hanno ispirato. In tal modo, egli chiude il cerchio non già dei risultati ma quello delle ispirazioni e delle suggestioni.

         Ma non abbiamo detto finora ciò che lo distingue dagli altri. Il suo segreto sta nel non creare delle difese arbitrarie, nel non accettare il principio della barriera e del limite; tutto deve restare aperto. Così, quando apre la porta e spalanca la finestra, segna questi oggetti-limiti come pure tracce e cede tutto il suo cuore a quello che vede. Direi che il punto alto della creazione stia proprio nell’infinito della sua visione, nella capacità del suo occhio di correre verso il tema, l’oggetto del momento. Per questo i suoi quadri sono ricchi di luce, vivono di continui riflessi: Alto si sorprende tutte le volte di fronte a questo paradiso terrestre della sua prima memoria.  Non ha il blocco del peccato; per lui la natura è e non sembra soggiacere al peso della condanna e della corruzione.

         Lo spettatore, alla fine, deve prendere atto di questa condizione tutta particolare, di questa libertà che non ha subito correzioni né - tanto meno - diminuzioni. La festa è proprio per queste ragioni continua, non cessa neppure quando l’artista si allontana dalla sua patria spirituale, sicuro di ritrovarla intatta e disponibile al prossimo incontro. Lo stupore nasce da questa facoltà di ritrovamento, così come nasce dall’impressione di ingenuità e di naturalezza che resiste anche a opera fatta.

         Ciò significa che la traduzione poetica non ha subito violenza e che Alto è rimasto fedele alla sua verità. In altre parole, l’artista non ha mai commesso abusi, non ha prevaricato, pago di potere riprendere la luce di quelle cose e di quel mondo che ormai è suo à jamais.

Altro motivo da tenere presente quando si fa il bilancio della sua opera, anzi da mettere in conto per  il suo futuro, che se resterà sempre legato a quelle immaginifinirà per restituire al pittore quanto ha pagato in attesa e in meraviglia. La sua verità è un patrimonio che esalta la bellezza e lo splendore di quella antica natura e che niente potrà mai cancellare.                                                                                                                                                                                                                                                                                        

CARLO BO